spacer
Una donna racconta un’altra donna: Patricia Zanco porta in scena il coraggio di Tina Merlin
§Una donna racconta un’altra donna: Patricia Zanco porta in scena il coraggio di Tina Merlin

Officine micrò ha incontrato l’attrice Patricia Zanco che, nell’ambito della terza edizione del Festival dell’Acqua, ha portato in scena lo spettacolo “A perdifiato, ritratto in piedi di Tina Merlin”, negli spazi della suggestiva Centrale di San Lazzaro a Bassano del Grappa.

In punta di piedi, con estrema delicatezza, l’attrice vicentina veste i panni della ‘donna Tina Merlin’, la corrispondente bellunese dell’Unità che negli anni ’60 denunciò, con caparbietà e ostinazione, i soprusi delle società elettriche sul territorio. Un viaggio straordinario attraverso l’universo di Tina Merlin, i suoi pensieri più intimi, il suo coraggio e i suoi ricordi, partendo da Tina bambina fino a Tina giornalista degli anni ’60.

Sul palco solo una casa vuota, gli zoccoli di legno, il vecchio cappotto militare e la bambola di pezza. Una voce ora ferma e decisa quella del ricordo della madre. Ora tremante e insicura quella della figlia, che da ragazzina parte per Milano per imparare il mestiere di ‘serva’. Ora forte e piena di rabbia durante la guerra quando rischia la sua stessa vita per degli ideali che mai tradirà. Una voce che entra nel cuore …

 

Come è nato il progetto e come si è sviluppato lo studio che poi è diventato lo spettacolo “A Perdifiato, ritratto in piedi di Tina Merlin”?

L’iniziativa è nata nel 2003 su idea della regista, Daniela Mattiuzzi che, dopo aver letto per caso il libro  “La casa sulla Marteniga” di Tina Merlin, mi ha consigliato di prenderne visione in vista di un possibile spettacolo sulla storia della giornalista bellunese.

E’ nato così il primo studio grazie alla collaborazione con il drammaturgo Luca Scarlini: abbiamo deciso di mettere in scena  l’infanzia e il periodo della Resistenza vissuto da Tina Merlin fino alla morte del fratello, avvenuta in prossimità della fine della guerra. In seguito ci siamo accorti che non potevamo tralasciare la storia più recente della cronista, ovvero gli anni legati alla tragedia del Vajont, l’esempio dato e quanto fatto dal punto di vista giornalistico.Il nostro voleva essere un lavoro molto diverso da quello messo in scena da Paolini. Volevamo riproporre allo spettatore il percorso biografico di Tina Merlin, partendo da Tina bambina fino a Tina giornalista degli anni ’60.

Su consiglio del drammaturgo Scarlini abbiamo quindi scelto di partire da una strada più lontana tentando di ricostruire i fatti dal punto di vista, frivolo e superficiale, di una vip milanese, moglie di un avvocato, indispettita per la mancata possibilità di raggiungere Cortina, la sera di San Silvestro, a causa del blocco della strada a Longarone. Questo tipo di percorso è stato a breve abbandonato poiché ciò che ne emergeva era un racconto troppo “leggero”, quasi una commedia, un genere che di certo non restituiva alla Merlin l’onore meritato.

 

Quali sono state le fonti per riproporre al pubblico la biografia di Tina Merlin?

Abbiamo reperito le fonti proprio in casa di Tina Merlin, dal figlio e dall’Associazione Tina Merlin di Belluno lavorando sia su testi dedicati alla giornalista sia su opere scritte da lei stessa, come “Sulla pelle viva”, utilizzato anche da Marco Paolini per lo spettacolo “Vajont”. Tengo a precisare che Tina Merlin non si riteneva una scrittrice, tant’è vero che, nel caso de “La casa sulla Marteniga”, fu Mario Rigoni Stern a incitare la pubblicazione nonostante il testo fosse stato scritto da oltre dieci anni. Nell’intento di analizzare al meglio l’ideologia di Tina Merlin abbiamo passato in rassegna oltre seicento articoli da lei scritti, come quelli della fine degli anni 50’, quando comincia a denunciare il pericolo dato dalla messa in funzione della diga del Vajont. Recentemente è uscito un libro della storica Adriana Lotto dal titolo “Quella del Vajont”, presentato a fine agosto al Festival No Dal Molin di Vicenza.

 

Cosa significa interpretare un personaggio come quello di Tina Merlin?

Io lo faccio con un certo orgoglio. Interpretare una donna tenace come Tina Merlin infonde forza. Nonostante la malattia che l’ha colpita nell’ultimo periodo della sua esistenza, Tina non ha mai mollato e ha sempre portato avanti ciò in cui credeva. Nelle ultime interviste la si sente parlare con un certo fervore, “incazzata”, ancora molto arrabbiata per quanto accaduto, testimone della tragedia compiuta.

Coloro che vivono vicende dolorose talvolta non hanno quasi parole per poi narrarle. Oggi sono proprio i superstiti che mi chiedono di portare avanti questo progetto, di dire, di raccontare. Rimasti in pochi vivi, sentono ora più che mai la necessità di lasciare una traccia di memoria storica di quella tragedia. Quando interpreti un personaggio come quello di Tina Merlin hai il dovere civile di rendere note le vicende che l’hanno coinvolta, per farle conoscere a tutti, in modo tale che nessuno dimentichi. L’obiettivo finale deve essere l’esperienza che lo spettatore fa in quel preciso momento: lo spettacolo deve far riflettere, far pensare, deve per forza muovere un’emozione in chi vi assiste, se così non fosse non avrebbe senso di esistere. In questo lavoro ho patito il personaggio, ‘patire’ significa assumerlo in toto, con i suoi dubbi e la sua rabbia inespressa.

 

Una riflessione sul festival dell’acqua

Il discorso dell’acqua coinvolge tutti noi. Chi si prende la responsabilità di informare in merito a questioni riguardanti la collettività, come in questo caso quella dell’acqua,  compie una “fatica” utile non solo a se stesso ma anche e, soprattutto, al mondo intero. E’ necessario continuare ad approfondire quei fatti che interessano il bene pubblico nell’intento di creare una coscienza civile.

 

Prima di andarsene Patricia Zanco spiega che, in tutti i suo i lavori, il suo intento è quello di dar voce a quelle figure femminili, siano esse contemporanee o legate a un mito, meritevoli di aver portato avanti le loro ideologie e di aver avuto il coraggio di cercare ad ogni costo la verità.

Recentemente l’attrice ha debuttato a B Motion Opera Estate Festival 2012 con lo spettacolo ‘Medea Metamorfosi’: si stratta di una Medea attuale, una donna indignata che, alla ricerca di un nuovo mondo possibile, abbandona una realtà impostata sull’inganno. Medea rappresenta il punto di vista della donna straniera che lascia il paese d’origine alla ricerca di un posto dove la libertà di pensiero sia consentita. “Ma in Occidente dove si  può trovare veramente il pensiero libero? A voi la risposta…”. Patricia Zanco ci lascia con quest’ultimo spunto di riflessione.

Erika Vialetto  - Officine micrò - Foto di Tiziano Della Montà

spacer
 
spacer