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Quando fai la spesa, usa la testa!
§Quando fai la spesa, usa la testa!

Solare, intraprendente e vulcanica. È Letizia Bonamigo, presidente della condotta Slow Food di Bassano del Grappa e titolare dell’Enoiteca Pomo d’Oro, che abbiamo incontrato per parlare di slow food, biologico, equosolidale e per farci dare qualche consiglio sul fare la spesa in modo consapevole, sostenibile e a chilometro zero.

Nel 2012 la condotta Slow Food di Bassano ha compiuto quattro anni. Come è nata l'idea di fondarla e quali sono stati i requisiti necessari?

La condotta di Bassano è il risultato naturale di un percorso di 15 anni di ricerca e specializzazione nell’alimentazione di prima qualità, con particolare attenzione per vini e formaggi. E’ un progetto che nasce a completamento del lavoro che svolgiamo ogni giorno con passione, dove cerchiamo di trasmettere il nostro amore per la buona cucina e per il “mangiar sano”.

Ci è sembrato logico quindi ‘abbracciare’ la filosofia di Slow Food: un’associazione internazionale no profit, nata per recuperare la cultura dell'enogastronomia e della varietà dei sapori, favorendo un'agricoltura e una pesca sostenibili e di qualità, valorizzando i piccoli produttori regionali e l'artigianato alimentare locale.

Una condotta prende vita da una cinquantina di persone che si riuniscono e si organizzano con la volontà di promuovere e valorizzare il territorio, con la convinzione che uno stile di vita sano parta proprio da una spesa consapevole.

Un altro valore che sta particolarmente a cuore a Slow Food è quello di spesa etica, ovvero di scelta di prodotti che non provengano dallo sfruttamento di popolazioni bisognose o di minori, comportamento che di solito operano le multinazionali dell’industria alimentare.

Cosa comporta la scelta di diventare socio Slow Food?

Ad oggi la nostra condotta conta 210 soci ma è in costante crescita. L’iscrizione è di 58 euro e viene investita per finanziare tutte le attività e i progetti dell’associazione. Il socio è solitamente una persona che vuole approfondire e “vivere” alcuni valori importanti che riguardano l’alimentazione: alimentazione come tutela della biodiversità, come contributo concreto al territorio. Dobbiamo sostenere le produzioni locali a rischio di estinzione e recuperare le tecniche di lavorazione tradizionali.

Siamo sempre alla ricerca di ristoranti e altre attività che condividano la nostra filosofia, spieghiamo da dove vengono i vari prodotti, gli ingredienti, come sono fatti e come cucinarli nella maniera corretta per non perderne le caratteristiche.

Tra le iniziative di Slow Food, abbiamo sentito parlare del progetto “Mille Orti in l'Africa”. La condotta di Bassano ha ottenuto grandi risultati negli anni, raccontaci di cosa si tratta.

Fare un orto significa prima di tutto garantire a una comunità la disponibilità quotidiana di cibo sano e fresco, migliorando così la qualità della vita. Un orto può sfamare circa mille famiglie: di conseguenza le persone in difficoltà smettono di morire di fame di fronte all’assoluta indifferenza del resto del mondo. Per ogni orto mettiamo a disposizione 900 euro che raccogliamo attraverso le cene, le lotterie e i vari eventi promossi: 100 euro vengono investiti nell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, vicino Bra, in provincia di Cuneo, fondata da Slow Food, dove i giovani africani possono studiare e imparare le tecniche di coltivazione; i restanti 800 euro servono per l’acquisto del terreno agricolo.

Insegniamo loro a coltivare i propri prodotti tipici, - ovviamente parliamo solo di agricoltura consapevole e biologica -  ad usare il suolo e l’acqua in modo sostenibile, a vendere gli ortaggi per acquistare altri beni utili, come ad esempio i medicinali. Lo scopo è quello di restituire dignità alle popolazioni africane, farle diventare indipendenti. Crediamo che non abbia senso quel tipo di assistenzialismo che consiste nell’inviare cibo e denaro, ma che si debba dare a una comunità la possibilità di auto-sostenersi, di sviluppare una propria economia.

Slow Food è l’unica organizzazione internazionale che ha realizzato un progetto di questo tipo. “Mille orti in Africa” sono già stati creati nei villaggi e nelle periferie delle città di 25 Paesi africani. La sola condotta di Bassano ne ha realizzati ben 18. Adesso la sfida continua: abbiamo spostato il traguardo a diecimila orti!

"Orto in condotta" ? Come reagiscono i bambini all'iniziativa?

Slow Food ha ideato il progetto “Orto in condotta” per educare i bambini a magiare in modo sano e nel rispetto dell’ambiente, insegnando loro che la salute dipende dall’alimentazione che scegliamo. Nel nostro territorio hanno aderito finora 34 scuole.

Il programma è basato principalmente sull’educazione alimentare e ambientale, attraverso attività in classe e nell’orto: i bambini imparano

a “sporcarsi le mani”, a non avere paura degli animali, a riconoscere la stagionalità e la qualità dei prodotti, ad acquisire i concetti base del risparmio, e soprattutto iniziano ad apprezzare  le verdure, che di solito non sono molto amate dai più piccoli.

Il progetto comprende anche altri  insegnamenti correlati: apprendono il valore del denaro attraverso la vendita alle famiglie dei prodotti coltivati; la storia del territorio, della sua economia ed enogastronomia. All’iniziativa partecipano anche i nonni, che trasmettono ai bambini il piacere e l’amore per la tradizione, recuperando così antiche storie destinate a scomparire.

L”Orto in condotta” è sicuramente un modello educativo innovativo e stimolante per le scuole: è fondamentale, a mio avviso, diffondere il messaggio che una corretta alimentazione previene obesità, intolleranze, celiachia e diabete, malattie sempre più diffuse tra i bambini. Basti pensare che il 50% di aumento del diabete infantile è causato da una cattiva alimentazione.

Veniamo ai consigli pratici: quale deve essere l’approccio per un consumo responsabile?

E’ molto semplice: bisogna acquistare come una volta, ovvero comperare il pane dal panettiere e possibilmente quello a lievitazione naturale; la carne in macelleria, la frutta e la verdura di stagione privilegiando i prodotti locali. Ma soprattutto acquistare solo il necessario, sia per ridurre gli sprechi che per risparmiare. A volte non abbiamo idea delle tonnellate di cibo che vengono buttate.

Fare la spesa diventa quindi un vero e proprio atto politico. Dobbiamo essere consapevoli che ogni nostra scelta ha delle conseguenze sui modelli di agricoltura, sui mercati agroalimentari, sull’ambiente, sulla biodiversità e sulla nostra salute. Per questo bisogna imparare a leggere le etichette, fare attenzione agli ingredienti dei prodotti che scegliamo, alla  provenienza e al packaging. Ad esempio per l’acquisto della marmellata è necessario che il primo ingrediente segnalato sia la frutta; per il cioccolato, “quello vero” devono essere presenti pasta di cacao, zucchero di canna, burro di cacao e basta. Evitiamo bibite ricche di coloranti e conservanti e formaggi sottovuoto.

Tradotto in uno slogan “Quando fai la spesa, usa la testa!”, il messaggio di Slow Food che noi cerchiamo di mettere in pratica attraverso i corsi di educazione sensoriale che permettono di riconoscere le caratteristiche del cibo e giudicarne la qualità.

Bio e km zero: una moda o uno stile di vita?

Il rispetto per il nostro territorio è il più grande valore che vogliamo diffondere. Di conseguenza si devono prediligere prodotti di agricoltura biologica, sostenibile e a km zero, anche se per km zero dobbiamo pensare almeno al raggio di 100 km. Ripeto, è fondamentale difendere i piccoli produttori, dando la priorità alla qualità. Per cominciare, ad esempio, scegliamo le arance della Sicilia e non quelle spagnole anche se hanno prezzi inferiori. Eravamo tra i più grandi produttori di uva da tavola: ora si vende solo quella importata, piena di conservanti, perché costa meno.

E’ altrettanto importante sapere che molte piccole aziende agro zootecniche - che producono in modo bio – non riescono ad ottenere la certificazione biologico a causa dei costi elevati che richiede la normativa e il sistema.

Da slow food a slow wine: da dove nasce la tua passione per il vino?

La mia iniziazione al mondo del vino risale all’età di 16/17 anni: all’epoca frequentavo una compagnia di persone più grandi di me, grazie alla quale ho avuto la fortuna di conoscere molti ristoranti e locali, di assaggiare piatti particolari, degustare vini di prestigio – ho bevuto il mio primo Sassicaia a 18 anni. Ho incontrato diversi chef ai quali chiedevo, spudoratamente, i segreti della loro cucina, che divertiti dalle domande di una “ragazzina”, erano ben disposti a svelarli.

E’ nata così una profonda passione per la cucina e di conseguenza per il vino, che mi ha portato ad approfondire la materia, inizialmente da autodidatta, perché non c’erano possibilità economiche. Devo la mia formazione principalmente alla mia curiosità: amo la conoscenza e di conseguenza cerco di essere sempre informata.

Ti salutiamo chiedendoti con quale vino hai brindato al 2013?

Il Capodanno lo festeggio sempre in casa con amici e familiari degustando bottiglie di prestigio. Nonostante tutte le previsioni – Maia e non – per noi il 2012 è stato in assoluto l’anno che ci ha regalato più soddisfazioni sia per quanto concerne Slow Food che l’enoiteca. Perciò ho brindato al Nuovo Anno con lo Champagne R.D. 1996, annata eccezionale, una bottiglia che avevo conservato per un momento particolarmente significativo.

Redazione Officine micrò - Foto di Alessandra Zannoni

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