spacer
A Libriamo la classe non è acqua: intervista ad Antonio Caprarica
15 giugno 2012
15 giugno 2012§A Libriamo la classe non è acqua: intervista ad Antonio Caprarica

Con l’aplomb e l’eleganza che da sempre lo contraddistinguono, Antonio Caprarica, volto noto del giornalismo italiano, è stato tra i protagonisti di Libriamo 2012, festival letterario che si è svolto a Vicenza dal 13 al 17 giugno. Il chiostro di Santa Corona ha ospitato l'incontro con l’autore che, prima di presentare le sue ultime fatiche letterarie ad un pubblico sempre più impaziente, si è concesso per un’intervista esclusiva a Officine micrò.

Dottor Caprarica, il mondo dell’aristocrazia inglese è particolarmente affascinante e appassionante ed è sempre vivo l’interesse verso i Reali. Esiste ancora una distinzione tra questa passione per i Reali e il gossip nel senso più prosaico del termine?

L’aura mitologica intorno ai Reali tende a nutrirsi anche di gossip. L’errore però sarebbe di immaginare che la vicenda monarchica o dinastica inglese si riduca solamente al pettegolezzo sulle lenzuola Reali. La monarchia britannica è la più antica istituzione politica europea, quindi si può dire tranquillamente che è la più antica istituzione politica del mondo, con i suoi mille anni ininterrotti di storia. Per gli inglesi rappresenta un punto di riferimento serio, vero, costante nella loro vita nazionale. Per noi che viviamo lontani dall’isola il pettegolezzo può surrogare abbastanza.

Qual è, se c’è, la distinzione tra aristocrazia inglese e aristocrazia italiana?

Quella italiana di fatto non c’è. Noi abbiamo avuto un’aristocrazia provinciale, regionale, la nobiltà italiana era costituita da piccoli spicchi di latifondisti nelle diverse regioni, nei diversi principati del paese e quindi questa aristocrazia non ha mai avuto avvertito il senso di responsabilità nazionale che è quello che invece caratterizza l’aristocrazia britannica. I lord in Inghilterra si sono sempre costituiti, sentiti come i garanti delle libertà nazionali anche di fronte alla monarchia, sono stati di fatto coloro che hanno tagliato le unghie alle tentazioni assolutistiche della monarchia. Naturalmente con l’andare del tempo il loro peso politico si è totalmente affievolito e spento ma rimane fortissima la loro influenza sociale e anche il loro potere economico.

Si trova a Vicenza per presentare due libri. In un momento come questo, dove la tecnologia ha preso il sopravvento modificando le nostre abitudini, una manifestazione dedicata ai libri che valore può avere?

Avendo io 61 anni sono molto lieto che ci siano ancora queste manifestazioni e spero che reggano per il resto del mio arco di vita, poi quelli che vengono dopo se la caveranno con i tablets. Per me il libro è un oggetto insostituibile, la carta, il profumo della carta stampata, l’immagine dei caratteri che ballano davanti agli occhi quando uno è troppo stanco per continuare a leggere: tutto questo fa parte della mia vita, qualcosa a cui non potrei mai rinunciare. Quindi “libriam, libriam sui lieti libri!”, almeno finché abbiamo un filo di respiro ancora.

A Londra si vive un momento di grande fermento: le nozze di William e Kate l’anno scorso, il Giubileo di diamante della Regina Elisabetta a inizio giugno e ora le Olimpiadi. Lei ha preso spunto da questi eventi per due libri che presenterà a Libriamo 2012: ‘La classe non è acqua’, incentrato sul mondo degli aristocratici inglesi e ‘Oro, argento e birra’, dedicato alle edizioni londinesi dei giochi olimpici. Londra rimane sempre una grande fonte di ispirazione?

Londra secondo le statistiche di questa stagione è in cima alle dieci località del pianeta che la gente maggiormente ambisce di visitare in questo periodo quindi è certamente il luogo in cui tutti vogliono essere. L’appuntamento del Giubileo di Diamante è stato un appuntamento straordinario, una vetrina eccezionale per il patriottismo britannico intorno alla Regina; le Olimpiadi lo saranno di nuovo perché è certamente una grande passione di questo Paese.

Ho scritto questo libro quasi come un secondo capitolo della mia saga inglese; dopo quello dedicato all’aristocrazia sono passato ad occuparmi dello sport perché lo sport è un prodotto dell’aristocrazia britannica. Sembrerà strano ma è così: lo sport che noi pratichiamo, per come lo intendiamo, lo sport come formazione dell’individuo e le sue responsabilità nella classe dirigente nasce nelle grandi Public School inglesi nella seconda metà dell’800, in epoca vittoriana. Da mi è parso naturale spingermi a ricostruire la storia delle olimpiadi londinesi nelle tre edizioni. Sapete che Londra è l’unica città al mondo che può vantare tre edizioni delle olimpiadi e nel paese che ha inventato lo sport questo è un evento certamente speciale, particolare. Non ho scritto un libro di record sportivi o di technicalities sulle discipline sportive; ho scritto un libro di storia, una specie di romanzo in cui si intrecciano la vicenda di una città straordinaria come Londra e le vicende umane di tanti personaggi, uomini, donne, giovani uomini e giovani donne che sono stati protagonisti dei giochi, in una sfida che è la più bella delle Olimpiadi, ovvero non quella contro l’antagonista, ma contro i limiti della propria natura.

Nell’ultimo capitolo di ‘La Classe non è acqua’ parla del ‘Fattore P’. Ce lo vuole spiegare?

Il Fattore P sarebbe il ‘Fattore Pippa’ ma l’abbiamo inventato noi dei media. Naturalmente la signorina ci ha dato un contributo con il lungo abito di seta che si curvava sui punti giusti. Parlo di ‘Fattore P’ perché in qualche modo è la rappresentante più illustre e comunque più nota di questa nuova classe sociale che è quella delle celebrities. Ormai l’alleanza rappresentata dal matrimonio reale è un’alleanza dinastica tra la monarchia e le nuove classi sociali che nascono dai media, dalla comunicazione. Pippa la incarna al meglio perché naturalmente è famosa per il semplice fatto di essere famosa. Nessuno sa che cos’altro abbia fatto.

Si parla molto della proverbiale freddezza degli inglesi e dell’eccessivo calore degli italiani: si possono finalmente sfatare questi luoghi comuni? Lei, nato a Lecce, romano d’adozione e cittadino del mondo, cosa ne pensa?

Condivido pienamente il giudizio di Roosevelt che dice:“Non c’è un nemico più tenace degli inglesi e non c’è un amico più leale degli inglesi”. E’ vero che gli italiani sono molto più immediati e accoglienti. Non direi che sono ugualmente leali e questo lo dico da italiano, riconoscendo il mio stesso difetto. Tendiamo ad essere più volubili; gli inglesi ci mettono molto tempo a diventare amici di qualcuno, ma quando lo diventano è difficile che smettano di esserloGiulia Crestani - Officine micrò - Foto di Alberta Giusto

spacer
 
spacer