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Romano Paolin. Costruire un sogno
14 ottobre 2011
14 ottobre 2011§Romano Paolin. Costruire un sogno

Nel 2012 l’impresa di costruzioni Paolin srl di Bassano del Grappa festeggerà 60 anni di attività. Di seguito un abstract dell’intervista al suo fondatore Romano Paolin, che con orgoglio ne racconta la storia.

Ho sempre sognato l’impresa, fin da piccolo, a tre o quattro anni. Sognavo per esempio di una gru quando quasi non sapevo nemmeno cosa fosse...Mi vantavo con i miei compagni di scuola che mio padre era il miglior muratore del paese. Anche in collegio sognavo l’impresa, mi ricordo che nel vocabolario c'era l'immagine di una gru, che io guardavo e riguardavo. Mi sembra di vederla ancora adesso... Ricordo che mi ripetevo continuamente “Quando esco dal collegio mi metto a costruire”.

60 anni fa, Il 18 settembre del 1952 ho iscritto la ditta Paolin Romano alla Camera di Commercio. All’inizio eravamo solo io e mio padre, poi negli anni sono passati in azienda oltre trecento operai. Abbiamo lavorato con studi di architetti tra i più qualificati come Brotto, Todesco, Bonfanti, Ferrari e l’architetto Panciera da Vicenza: credo proprio di aver costruito le più belle ville di Bassano.

Devo a mio fratello Gaspare, anche lui architetto, la passione per il bello, il gusto per l’estetica e per l’eleganza. Mi è sempre piaciuto costruire e ristrutturare ville, abitazioni di un certo prestigio; anche capannoni industriali, però seguendo un certo stile. Una commessa che ancor oggi mi dà l’emozione di una vittoria alla lotteria è la realizzazione delle Bolle di Nardini su progetto di Fuksas.

Credo siano fondamentali nella gestione di un’azienda l’innovazione e la sperimentazione. Mi sono aggiornato di continuo, per stare al passo con i tempi, ho ricercato e innovato in ogni momento, investito in attrezzature, macchinari, informatica e nelle moderne tecniche e tecnologie. Sono stato tra i primi ad usare i primi precompressi, proprio perché credevo alle cose nuove e cercavo sempre di sperimentare nuovi materiali. Ricordo ancora oggi cosa mi diceva mio padre: “L’attrezzatura te la devi guadagnare nel lavoro”. Per esempio: quando ho cominciato a lavorare si usava raddrizzare i chiodi, con l’idea di risparmiare. Mio padre diceva “Ma Romano, perché raddrizzi i chiodi? Nel tempo che perdi a raddrizzarne uno, non ne compri 10?”.

Un aspetto che è sicuramente migliorato con il tempo è la sicurezza. Una volta si lavorava davvero allo sbaraglio: salivamo sui tetti senza corde, senza casco. Sono stato il primo nella zona a credere fermamente nella necessità di sicurezza sul posto di lavoro e ho sempre insistito in questo, investendo in nuovi sistemi.

Ho sempre avuto nel sangue questa passione: un amore tramandato di generazione in generazione …

Il nonno di mio nonno faceva il muratore, così come mio nonno, mio padre, mio zio. Mio fratello è architetto, io ho un’impresa edile, la mia figlia maggiore è geometra, tra le prime in provincia, ed è architetto anche mio figlio. E mio nipote, che mi segue da anni, ora si mette al timone di questa impresa.

Non è stato difficile gestire l’azienda, è stata una cosa naturale, una conseguenza della mia dedizione. Quando una cosa la vivi, la senti, non puoi nemmeno spiegarla, fa parte di te. Io non capisco perché i giovani d’oggi non facciano questo mestiere. Secondo me è uno dei mestieri più belli, perché vedi nascere una cosa che rimane nel tempo. E ogni volta che ci passi vicino puoi dire “Quella l’ho fatta io”. Non so se sono riuscito a trasmettere questa grande passione ai giovani. Quando avevo circa 50 anni, c’era scarsità di giovani che entravano nell’edilizia, allora sono andato a fare formazione nelle scuole, a Mason, a Tezze, proprio per poter trasmettere il mio amore per l'arte del costruire, una delle più interessanti e più belle. Se dovessi cominciare da capo, sceglierei senza esitare ancora questa vita...    Alessandra Guglielmin

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