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Natale alla Conca d’Oro, dove la diversità è prima di tutto bio
 §Natale alla Conca d’Oro, dove la diversità è prima di tutto bio

Officine micrò ha scelto per i propri regali di Natale i prodotti della Fattoria Sociale Conca d’Oro. Con l'occasione siamo andati a conoscere più da vicino questa virtuosa realtà che sorge alle porte di Bassano...

La prima cosa che colpisce giungendo in macchina attraverso la stradina sterrata è la tranquillità, quella tipica sensazione che dà la visione dei campi coltivati e ricchi di ortaggi. Appena si arriva e si entra alla fattoria la quiete lascia posto al fermento, quello tipico dei giovani che hanno voglia di fare. C’è chi sta raccogliendo prodotti dall’orto, chi scarica pacchi da un furgone, chi compone confezioni natalizie con cura e precisione…

Non ci troviamo però di fronte ad una comune azienda agricola, la Conca d’Oro è una fattoria speciale. Sociale, per l’esattezza: “un’impresa economicamente e finanziariamente sostenibile che utilizza la produzione agricola, zootecnica e le attività ad esse connesse per offrire alla comunità locale servizi formativi, occupazionali, educativi, culturali a vantaggio di fasce deboli della popolazione (disabili, anziani, tossicodipendenti, carcerati, bambini, adolescenti)”.

Il felice incontro tra la Fondazione “Pirani–Cremona” (proprietaria di molti immobili e fondi agricoli e presenza attiva nel territorio bassanese) e l’Associazione di promozione sociale “Conca d’oro Onlus”, ha dato vita a quello che in principio era “solo” un progetto di solidarietà e oggi è un’azienda produttiva strutturata in diversi ambiti formativi e lavorativi.

Come ci illustra Denis, operatore socio-sanitario all’interno della struttura, sulla superficie dei sette ettari di terreno che comprendono lo stabile contadino ristrutturato (affidati dalla Fondazione in uso gratuito per vent’anni) si articolano varie attività: la coltivazione di ortaggi e di olivi secondo i tempi e le regole dell’agricoltura biologica, la trasformazione di frutta ed ortaggi (confetture, salse, passate), il ristorante con menù alla carta aperto durante i week-end, l’Agricamp (area sosta attrezzata per i camper), la formazione per operatori socio-sanitari e agricoli e la bottega, dove il pubblico può acquistare direttamente i prodotti raccolti.

Attualmente sono otto le persone in situazione di handicap o disagio psichico che abitano nella fattoria, mentre dieci sono inserite con modalità diverse nelle attività produttive, coadiuvati da giovani agronomi, educatori, assistenti socio-sanitari di età comprese fra i 25 e i 37 anni.

Il Presidente dell’Associazione Conca d'Oro Onlus Fabio Comunello, che assieme ad Eraldo Berti ha dato impulso, energie e competenze alla biofattoria, ci spiega che occorre un radicale rovesciamento dell’ottica comune. “Il disabile non deve essere assistito, ma posto in un circuito virtuoso dove si sente protagonista”. Il concetto è ribadito all’ingresso della struttura, dove campeggia un pannello che recita “La persona disabile da oggetto di cura a soggetto che si prende cura della terra e dei suoi ortaggi”.

Sono molte le parole che colpiscono nel corso dell’incontro. L’idea del sociale come idrovora di risorse qui lascia posto a concetti come ‘profitto etico’, ‘credibilità’ – quella che permette ai privati di investire su un progetto ritenuto valido ed efficiente – ‘eccellenza’, a cui quotidianamente puntano gli attori della fattoria.

“La disabilità deve produrre eccellenza”, prosegue Comunello, “non dovete venire ad acquistare qui per pietà, ma perché vi interessa, vi conviene. Sono prodotti buoni che non hanno nessuno stigma della disabilità”.

L’intenzione condivisa è quella di non accontentarsi, di crescere ancora rinnovandosi, da vera azienda. Ciò si tradurrà nel prossimo futuro in obiettivi concreti come un forno per la produzione propria di pane, la creazione di un polo di coltivazione bio impiegando i terreni della Fondazione nel territorio, l’ampliamento dell’occupazione all’interno della fattoria…

Dopo la piacevole chiacchierata, il dottor Comunello ci invita ad assaggiare un pezzetto di torta fatta dai ragazzi, raccolti attorno alla tavola per la pausa merenda. La scelta ricade su quella al cioccolato e peperoncino. E’ squi-si-ta. La mangeremmo tutta ma un po’ di pudore ci trattiene. Ci proponiamo dunque di tornare alla fattoria alla prima occasione… Alberta Giusto

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